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Care  amiche ed amici e care compagne e compagni,

 

mi  amareggia moltissimo  dover  constatare che c'è ancora chi pensa che le lavoratrici ed i lavoratori del settore marittimo siano persone poco intelligenti e che si possa orientare a proprio uso e consumo la loro capacità di analisi e di giudizio.

 

Assistiamo pertanto e credo assisteremo purtroppo chissà per quanto tempo ancora, all’ ignobile tentativo di minimizzare o peggio di criminalizzare quanto da noi fatto con grande determinazione, impegno e sacrificio, in questi mesi ed in particolare nel deserto e vacanziero mese di agosto, quando nel totale silenzio di tutti e nella totale indifferenza del sindacato, della politica e della opinione pubblica, si è consumato a danno dei lavoratori un vero misfatto, quello della premeditata e preordinata fine della Tirrenia e della Siremar che avrebbe causato la perdita di migliaia di posti di lavoro.

 

Noi abbiamo con  continue e pressanti denuncie attirato, attraverso  fiumi di comunicati stampa, di interviste radiofoniche e televisive, l’attenzione del Paese e costretto alla fine  il Governo, così duramente incalzato  dalla nostra dichiarazione dello sciopero del 30 e 31 agosto,  a fissare la data del 6 settembre per l’apertura di  quel confronto che per mesi  invano avevamo unitariamente ricercato e a fargli assumere sin da ora impegni sul mantenimento dell’integrità delle aziende e dei livelli occupazionali e contrattuali dei lavoratori in esse impiegati.

 

Ma non è questo il solo merito che con forza  rivendichiamo, ce ne sono altri che proverò ad elencare anche se ciò si presterà ad ulteriori  basse speculazioni, come è peraltro già avvenuto in questi giorni nei quali abbiamo assistito ad un vero e proprio  trionfo della cattiveria, delle menzogne, di spregevoli attacchi da parte di cecchini politici prezzolati ed alla apoteosi della assoluta malafede, così  come non mai, nonostante la mia non breve esperienza sindacale e di vita, avrei immaginato.

 

Cominciamo quindi dalla nostra denuncia circa le modalità della gara di privatizzazione che abbiamo, in totale solitudine, definite sbagliate sotto molti profili ed in particolare perché prevedeva la vendita congiunta di Tirrenia e Siremar che avrebbe portato al suo  prevedibile, io credo previsto, fallimento ed a tutto ciò che è poi conseguentemente avvenuto.

 

Adesso questa nostra impostazione è diventata, come testimoniano  le dichiarazioni di moltissimi, anche di quelli che non ci avevano voluto seguire, convincimento comune  e le soluzioni che sembrano delinearsi vanno esattamente nella direzione da noi indicata.

 

Abbiamo,attraverso il nostro ricorso contro la competenza territoriale del tribunale di Roma a dichiarare lo stato di insolvenza, così velocemente richiesto dal Commissario Straordinario, non solo suscitato molti interrogativi   sulle reali ragioni che hanno portato a non  rivolgersi  al tribunale Napoli, come sono ancora certo sarebbe invece stato giusto fare,  con questa nostra iniziativa abbiamo  destato importanti curiosità ed acceso un potente faro-riflettore  sulla vertenza Tirrenia.

 

Ma quello di cui vado particolarmente fiero è di aver  ridato  voce  a lavoratori che non erano per niente considerati e sulla cui non capacità di difendere i propri sacrosanti diritti in molti, sbagliando, avevano scommesso.

 

Abbiamo riacceso in molti lavoratori la passione ormai sopita per una lotta  seria e concreta, non quelle delle “fiction”  o delle inconcludenti sceneggiate; abbiamo ridato coraggio e fiducia a tanti  lavoratori che si sono detti pertanto pronti a non assoggettarsi alle prevedibili  violente imposizioni che il Governo si apprestava a disporre e che da più parti  venivano richieste nei nostri confronti anche da chi mai avremmo potuto sospettare.

 

Abbiamo accettato questa difficile sfida pronti a pagarne tutte le conseguenze ed è in ragione di questa determinazione, a riprova della quale vi sono  prove inconfutabili come le diverse e qualificate assistenze legali di cui ci siamo avvalsi proprio nella prospettiva di affrontare il delicato conflitto, determinazione  che non è certo sfuggita al Governo   e gli ha “consigliato” di non ricorrere alla precettazione, consapevole che noi  non avremmo in ogni caso  mai accettata.

 

Solamente dopo che il Ministro Matteoli ha pubblicamente dichiarato con un suo comunicato stampa che non ci avrebbe sfidati e non ci sarebbe stata nessuna precettazione, ammettendo quindi implicitamente la legittimità della nostra azione  e compiendo finalmente un atto di responsabilità e di rispetto nei confronti dei lavoratori in lotta, che abbiamo deciso di differire, non revocare, lo sciopero in attesa dell’esito dell’incontro del giorno 6 settembre prossimo. Credo che tutti voi conveniate sulla correttezza di questa scelta che per una serie di ragioni , certamente inutili da esplicitare, era inevitabile.

 

Abbiamo comunque intrapreso e siamo determinati a proseguire, una azione politico-legale finalizzata al disconoscimento dei vincoli previsti nei codici di autoregolamentazione dello sciopero a suo tempo sottoscritti e che vengono ancora oggi richiamati dalla legge 146/90, partendo dal presupposto che con la dichiarazione dell’amministrazione straordinaria molti obblighi reciproci tra azienda e lavoratori vengono meno. Dalla lettura di una nota  che ho già inviato a Torre d’amare e che spero vorrà pubblicare potrete meglio comprendere la “ratio” di questa nostra importante iniziativa.

 

Avrei moltissime cose da aggiungere ed anche da denunciare quali ad esempio la famosa iniziativa degli “invisibili ed anonimi” 300 delle quattro navi,  del tutto sbagliata e pericolosissima anche per il prosieguo della trattativa perché ha messo in luce una divisione, non solo tra le organizzazioni confederali  che non voglio certo negare ma che spero si possa superare con la buona volontà di tutti, ma tra gli stessi lavoratori che dovrebbero invece essere del tutto uniti nella difesa dei loro diritti fondamentali e dovrebbero costringere il sindacato ad esserlo a sua volta per meglio tutelarli.

 

Vengo adesso a conoscenza, da una telefonata che ho ricevuto mentre vi sto scrivendo, che  da una verifica fatta sulla M/n Bithia,  buona parte dell’equipaggio, che sembra stia firmando una dichiarazione in questo senso, non sapeva assolutamente nulla di questa “commissionata” infangante ed illegittima iniziativa di contrasto allo sciopero.

 

Ciò mi indigna profondamente e se questi sono i metodi,   temo  che l’avvertimento che oggi un mio amico ha voluto darmi circa possibili pericoli per la mia incolumità personale non siano, come avevo invece dubitato, così infondati.

 

Non mi lascerò comunque  intimorire  e neanche  trascinare in questo gioco al massacro. Continuerò a non esprimere giudizi sulle scelte e sull’operato degli altri , come invece qualcuno continua fare ed al quale chiedo di smettere, ed  a seguire questa vertenza con la stessa calma, la stessa lucidità , lo stesso impegno e lo stesso senso di responsabilità che credo di aver dimostrato in queste ultime pesantissime settimane.

 

Lasciatemi infine esprimere tutta la mia gratitudine per quelle numerosissime persone che mi hanno sostenuto ed incoraggiato a non desistere specie in quei momenti di amarezza e di sconforto per i tanti torti subiti ad opera di meschini e di vigliacchi che non hanno il coraggio di manifestare apertamente il loro dissenso ed il loro odio politico e personale  e si nascondono, sperando inutilmente di non essere mai scoperti dietro uno spregevole anonimato o di altri che credono attraverso l’uso tortuoso e viscido del proprio linguaggio di poter camuffare da ragionamento politico ciò che in realtà e un  attacco gratuito. Mi scuso per l’”ermeticità” di queste mie ultime affermazioni ma son certo  che il destinatario certamente capirà.

 

Roma 27 agosto 2010

 

 

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